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Nome botanico latino. Rhamnus Frangula L.
Famiglia botanica. Rhamnacee/Rhamnee.
Significato del nome. Dal greco ramnus e latino Rhamnus. Forse come allusione a una località greca nell’Attica, Ramnunte, famosa per il tempio e la statua alla dea Nemesi (Ramnusi) e alle piante di Frangola che vi erano in abbondanza. Altri dicono che derivi dal celtico ram = spino, perché i rami sono con le spine. Frangula da frangere = rompere, per la fragilità dei suoi rami.
Sinonimi botanici. Frangula Alnus di Miller, perché per le foglie e la corteccia, somiglio all’Ontano Alnus glutinosa Gaert. E in sua compagnia vive nei luoghi paludosi o vegeta lungo i fiumi. Alnus deriva dal celtico aln: vicino ai fiumi.
Nomi internazionali. It.: Frangola. Fr.: Nerprun Bourdaine. Ingl.: Alder Bucktgorn. Ted.: Faulbaum. Sp.: Frangula.
Nomi dialettali. Frangula, Alno nero, Pùtine, Spino cervino minore, Foje sane, Verna jauna, Brusafaodal, Onizza falsa, Empèrsegh, Rauno, Sbolzafrin, Onerella, Maressèmola, Olnar salvadi, Frangla, Roncàgine, Capotosto, Fragna, Trigna, Bucaso.
Descrizione botanica. Arbusto alto 2-5 m., cespuglioso, ha rami alterni, sempre inermi e corteccia color grigio-piombo o grigio-violacea, lucida e liscia, con lenticelle bianco grigiastre che osservando i vecchi rami sono disposte trasversalmente. Fogli caduche, alterne, con picciuolo tomentoso, di lunghezza maggiore delle stipole che sono lineari, lunghe 4-7 cm, ovato ellittiche, brevemente acuminate od ottuse, glabre nella parte superiore un po’ pelose inferiormente lungo le nervature. Fiori ermafroditi riuniti in fascetti ascellari di 2-6, modestamente vistosi. Ricettacolo concavo, urceolato con all’interno un sottile disco intorno al quale si vedono inseriti l’androceo e il perianzio; calice ovoideo tuboloso, 4-5 fido; i 5 petali della corolla sono più corti del calice, verdi-giallognoli; contrapposti ai petali 4-5 stami, antere biloculari introrse e filamenti subulati; ovario quadriloculare, con logge uniovulate in fondo al ricettacolo. Stilo triforcato con rami stimmatiferi all’apice. Il frutto è a drupa, azzurro-nerastro nella maturità, subglobuloso, rinforzato alla base dalla cupola ricettacolare, asciutto, e in ogni loggia un seme, con tegumento coriaceo, obovato.
Dove si trova. Nasce e vegeta nei boschi, le brughiere, siepi, sponde dei fiumi, dei ruscelli, laghi e terreni torbosi, freschi, umidi, nelle zone montane basse sino a quelle montane dell’Europa settentrionale e centrale, Africa settentrionale, Siberia, Armenia, Caucaso, Asia temperata, regioni del mediterraneo. In Italia in particolare nel settentrione, nei terreni sabbiosi, vicino alle paludi, boschi di montagna.
Parti usate. La corteccia staccata a maggio e giugno, ricorrendo a incisioni trasversali e longitudinali condotte in maniera da lasciare uno spazio non decorticato che lo sarà poi nell’anno successivo. Essicati all’aria e all’ombra, queste striscie o lembi di corteccia si arrotolano a forma tubolare. In commercio si trovano lunghi circa 10 cm. per 4-5 di larghezza, con uno spessore di 10-20 mm. All’esterno sono bruno opachi, la faccia è color bruno camoscio, striata longitudinalmente, esternamente questi lembi di corteccia essicata portano numerose lenticelle verrucose, grigio biancastre e allungate in senso trasversale. La frattura è leggermente fibrosa, granulare, niente odore, ma sapore poco gradevole amaro.
Fioritura. Maggio-agosto.
Tempo balsamico. Maggio-agosto.
Composizione chimica. Acido cianidrico, ramnolo (fitosterolo), glucofrangulina e frangulaemodina (eterosidi), ramnocerina, frangulina (glucoside), che in seguito a scissione enzimatica dà emodina e acido frangulico; frangularoside (ramnoside) che per il processo idrolitico dà ramninocogenolo e zucchero (ramnosio e galattosio); una sostanza amara, l’enzima ramnodiastorsi, una sterina e gli acidi tannico e crisofanico. Tracce di essenza di acido malico, mucillagine. Vi è pure un fermento al quale si attribuiscono i fenomeni velenosi quando si usa la droga fresca. Per evitare che la corteccia di frangola sia velenosa, si usa dopo averla invecchiata di uno o due anni, o scaldandola a 100°. Nella corteccia, così seccata, si trova l’ossimetilantrachinone.
Azione farmacodinamica. Colagoga, lassativa, purgativa con azione affine al rabarbaro. E’ un lassativo dolce che non irrita l’intestino ed è migliore della cascara sagrada, dato, appunto che malgrado un lungo uso non irrita l’intestino. La sua azione sulla stitichezza di origine nervosa, è assodata.
Applicazioni terapeutiche. Costipazione spasmodica, dispepsia, insufficienza biliare, stitichezza spastica e atonica. Sempre, usando la corteccia secca e stagionata di uno o due anni, si ha nella Frangola un rimedio contro le più svariate forme di stitichezza, negli ammalati degenti da lungo tempo, nei convalescenti, nei bambini, nelle gravide ed anche in quei soggetti la cui inerzia intestinale dipende da atti operativi subiti o da precedenti usi di drastici troppo energici. Agisce contro le stasi venose emorroidali, si può usare come antielmintico efficace e nelle varie formule per il dimagramento, sfruttando il suo decotto. Come colluttorio contro le afte e le stomatiti della mucosa boccale. La corteccia di frangola sostituisce per la sua azione analoga, la cascara sagrada, cioè la Rhamnus Purshiana D.C. della California. Le bacche della frangola agiscono come quelle dello spino cervino, anch’esse purgative. Attenzione a non usare la pianta fresca, perché provocherebbe vomiti, coliche, ed altri fenomeni leggeri di avvelenamento. I glucosidi di antrachinone della corteccia si dissociano completamente nell’intestino crasso, sicché la mucosa essendo stimolata, ne viene eccitata per via riflessa la peristalsi intestinale, senza determinare congestione degli organi del bacino, né i dolori ad esse collegate.
Preparazione e dosi. Riassunto.
Infuso a freddo o a caldo un cucchiaino da tè per 1 tazza e per una volta, se la stitichezza è abituale, 2 cucchiai per 2 tazze; riposo 12 ore e bere a sorsi nel corso della giornata.
Polvere di corteccia secca: gr. 1-2 al giorno in ostia.
Estratto fluido: XX-XL gocce alla sera in poca acqua.
Decotto: gr. 30 di corteccia di frangola, tritata, in gr. 200 d’acqua. Bollire a fuoco lento per 30 minuti, lasciate a macero per 20 minuti, quindi filtrare. Ogni sera, se ne prendono 3-4 cucchiai prima di coricarsi, come ottimo lassativo anche per gli stitici E’ tollerato bene da epatici, cardiaci e nefritici.
Tintura: 20 gr d’estratto in 80 gr. d’alcool a 20°: a cucchiaini, di più o di meno a seconda che si voglia effetto forte o leggero.
Sciroppo: 10 gr. d’estratto in 90 gr. di sciroppo di zucchero: a cucchiai.
Pillole (estratto molle 0.03 in eccipiente).
Estratto molle acquoso: 0.5-0,15 gr.
Estratto secco acquoso: 0,2-0,10 gr.
Tratto Grande Erbario Medicinale
di Tommaso Palamidessi
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