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CARCIOFO

Nome botanico latino. Cynara scòlimus L.
Famiglia botanica. Composite/Cynaree/Carduinee.
Significato del nome. Il nome Cinara, secondo Columella (I sec. d.C.) deriva dal fatto che il carciofo si concimava con la cenere.
Sinonimi botanici. Cynara Cardunculus var. sativa Moris.
Nomi internazionali. It.: Carciofo. Fr.: Artichaut commun. Ingl.: Artichoke. Ted.: Artischocke. Sp.: Alcachofa.
Nomi dialettali. Carciofolo, Cardone, Articiocca, Arcicotaro, Articioch, Carcòfen, Scarciòfel, Cucioff, Carciòfene, Scarciòfela, Sgaléra, Cacocciulu, Carduna, Cardu, Cardu bonu, Canciofa, Iscarzoffa, Cancioffe.

Descrizione botanica. Il Carciofo è una pianta alta 80-150 cm., erbacea vivace. Radice rizomatosa, fibrosa, grossa, lunga. Caule robusto, eretto, solcato, carnoso e pieno. Foglie alterne, pennatosette, grandi, le superiori pennatifide o sinuate o indivise; nella pagina inferiore bianco-tomentose, superiormente un po’ vellutate. Fiori di colore blu-violetto, riuniti in un capolino terminale, grande. Brattee involucrali esterne ovali, smarginate o mucronate alla sommità, ma carnose alla base. Corolla epigina con 5 lobi. Sul tubo della corolla vi sono inseriti 5 stami. Antere introrse, coerenti nel tubo che terminano con un’appendice ottusa. Filamenti liberi, papillacei. Ovario infero, uniovulato, uniloculare. Stilo filiforme, che termina in nodo. Acheni compressi, obovati.


Dove si trova. Il carciofo si coltiva ovunque ed è un prodotto commestibile pregiato. E’ originario delle regioni mediterranee, dove cresce spontaneamente. Il nostro carciofo è un prodotto ottenuto per selezione dei Carciofi selvatici. Le piante madri sarebbero: Cynara Cardunculus L. (Cynara Cardunculus Var. sylvestris Lamk.) che nasce in Italia nella Maremma Toscana, dall’Abruzzo in giù, nelle isole Lipari, Malta, Lampedusa, isole Ponziane e il Cynara horrida Sibthorp, indigeno a Madera (Puerto Santo), Canarie, montagne del Marocco (presso Mogador), Spagna meridionale ed orientale, Francia, Italia meridionale e Grecia. Isole del Mediterraneo, Cipro.
Parti usate. Le foglie (sono escluse le brattee carnose commestibili del capolino). Insomma le foglie cauline, non i carciofi o articiocchi o i grossi capolini fiorali non dischiusi. Sono pure usate le radici.
Fioritura. Giugno-luglio.
Tempo balsamico. Luglio-agosto.
Corrispondenze astrologiche. Sagittario, Giove, Marte.

Composizione chimica. Cinarina, (principio acido amaro), inulina, tannino, zucchero, degli enzimi (inulasi, invertasi, ossidasi, cinarasi, proteasi), cinaroside e scolinoside (sostanze dette flavoniche), acido clorogenico, caffeico, pectina, sali di potassio, calcio, magnesio e sodio, una materia colorante verde, tracce di manganese, zinco, ferro.
Azione farmacodinamica. Aperitiva, colagoga-coleretica, diuretica, epatoprotettiva, ipocolesterolemizzante, ipoglicemizzante, lassativa, metabolizzante.
Applicazioni terapeutiche. Arteriosclerosi, artritismo, ateromatosi, congestioni epatiche, eczemi derivati dalle epatiti, fermentazioni, glicosuria, insufficienze epatiche croniche e subacute, iperazotemia, ipercolesterolemia, ittero, oliguria, orticaria, reumatismo intramuscolare, spasmi biliari, stati pletorici.

Preparazioni e dosi. Riassunto.

Decotto: le foglie una manciata (le più giovani, se possibile) di carciofo, per un litro d’acqua. Fare bollire per un’ora, aggiungendo la quantità di acqua che evapora nel corso della cottura. Non mettere zucchero. Bere 3 tazze al giorno, prima di pranzo e di cena e di colazione. Risolve le epatiti, i disturbi della cistifellea (colecisti). Questo amaro rischiara la pelle, ridona l’appetito, stimola i reni a eliminare le tossine accumulate nell’organismo. Si può anche ricorrere alla forma degli estratti, come vedremo.

Decotto di radici: radici di carciofo gr. 30, 1 litro d’acqua. Regolarsi come per il decotto di foglie. Questo tipo di decotto è indicato nella gotta, artritismo, ma bisogna continuare la cura per 2-3 settimane per vedere scomparire i dolori, vertigini e formicolii.

Le foglie fresche o secche, macerate nel vino bianco offrono una bibita diuretica, utile nell’itterizia, idropisie, ingorghi di ventre. Si può anche usare il sugo spremuto dalle foglie e dai fusti, mescolato a metà con del buon vino bianco. I fiori coagulano il latte. Se l’individuo ha lo stomaco forte, può vincere le diarree ostinate con il mangiare per qualche giorno da 4 a 6 carciofi crudi ogni giorno, soli o con sale, olio e pepe, Chi ha lo stomaco delicato trova il carciofo indigesto (parlo del carciofo commestibile). Prima del chinino si usavano della radice, fusto e foglie contro la malaria e le febbri intermittenti.
Come alimento il carciofo è consigliabile a chi soffre di rachitismo e di anemia, perché contiene ferro, manganese, tannino. Si consiglia agli stitici per il suo alto contenuto di cellulosa.

Estratto fluido per tintura: (gr. 1 = XLIX gocce). Dosi: gr. 0,5-2 pro dose, 2-3 volte nel corso delle 24 ore. L’estratto secco si può anche iniettare.
Tintura: estratto fluido carciofo per tintura gr.20, alcool di 60° gr. 80. Dose: a cucchiai.
Sciroppo: estratto fluido carciofo per sciroppo gr.10, sciroppo semplice gr. 90. Dose: a cucchiai.

Tratto Grande Erbario Medicinale
di Tommaso Palamidessi 

 


 
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